Finte cessioni di rami d’azienda a Foggia per evitare il fisco, un arresto

63 Visite

Diversi conferimenti artificiosi di rami d’azienda, che sarebbero stati adottati al solo scopo di dissimulare la vendita di beni aziendali e sottrarre illecitamente all’erario Iva e imposte dirette, dovute in caso di atti di compravendita.

Sono i comportamenti illeciti contestati dalla Procura della Repubblica di Foggia e dai finanzieri del Comando provinciale a un ex sorvegliato speciale di San Ferdinando di Puglia, a due imprenditori e a un commercialista di Cerignola nei confronti dei quali il gip del tribunale ha emesso un provvedimento cautelare su richiesta della magistratura. Il primo, ritenuto esponente di spicco della criminalità attiva nella valle dell’Ofanto, si trova agli arresti domiciliari, agli altri tre sono state notificate altrettante misure interdittive. I militari hanno sequestrato a titolo preventivo beni mobili, immobili, partecipazioni e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di circa 2,5 milioni di euro.

Le indagini preliminari sono state svolte dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Foggia che hanno acquisito indizi relativi a numerose operazioni di riorganizzazione societaria verosimilmente prive di ogni fondamento giuridico e ragionevolezza commerciale, in quanto finalizzate esclusivamente a ripartire, violando la normativa civilistica e fiscale, asset immobiliari di imprese che nel periodo di attività non hanno sostanzialmente effettuato altre operazioni commerciali, perché costituite al solo scopo di realizzare le operazioni aziendali finite sotto la lente degli investigatori.  Gli amministratori delle società finite sotto osservazione avrebbero esposto consapevolmente nei bilanci, nelle relazioni e nelle comunicazioni sociali periodiche fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero circa la situazione economica e patrimoniale, in modo idoneo ad indurre altri in errore.

Tra i principali indagati figura l’ex sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno attivo nell’area di San Ferdinando, Trinitapoli e Cerignola, con precedenti di polizia per associazione di stampo mafioso, sequestro di persona, rapina, traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione, oggi destinatario del provvedimento cautelare personale. 

I proventi illeciti derivanti dai presunti illeciti fiscali e dalle presunte false comunicazioni sociali sarebbero stati dirottati sui conti correnti personali dell’arrestato e di altri componenti il proprio nucleo familiare. Per questo motivo, i finanzieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Foggia, hanno sviluppato indagini patrimoniali sull’intero nucleo familiare che avrebbero fatto emergere la disponibilità diretta e indiretta da parte del principale indagato di beni mobili e immobili il cui valore complessivo non avrebbe trovato corrispondenza nei modesti redditi prodotti e periodicamente dichiarati, tanto da ritenere che siano il profitto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.

Alla luce di ciò, i finanzieri hanno avanzato alla Procura una proposta di ”sequestro per sproporzione” dei beni di cui l’arrestato è risultato titolare o avere la disponibilità per interposta persona, di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato dall’intero nucleo familiare. Sono così finiti nella maglia degli accertamenti una villa con piscina, conti correnti, rapporti finanziari e alcune auto.

Complessivamente, nei confronti del sessantaseienne di San Ferdinando di Puglia, la Procura della Repubblica di Foggia ha chiesto ed ottenuto dal Tribunale il sequestro – in corso di esecuzione – di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per circa 2,1 milioni di euro. Nell’articolato sistema degli artifici contabili e illeciti fiscali sarebbero convolti anche due imprenditori edili (fratello e sorella) di San Ferdinando di Puglia ed un noto professionista di Cerignola, nei cui confronti il gip, su richiesta della Procura, ha disposto il divieto per sei mesi di esercitare, rispettivamente, l’attività d’impresa e la professione di commercialista nonché di rivestire cariche negli uffici direttivi di persone giuridiche o imprese. Nei confronti degli stessi indagati il Tribunale ha disposto il sequestro, in corso di esecuzione, di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore equivalente al profitto del reato fino a circa 450.000 euro.

Promo