La rivoluzione per il futuro delle imprese e dei lavoratori si chiama welfare aziendale. Il contributo del pugliese Giovanni Assi al Senato della Repubblica

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La
pandemia da Covid-19 ha rivoluzionato il mondo del lavoro
e delle imprese, per quel che riguarda
la cosiddetta filosofia del
“work life balance”, la
capacità di bilanciare il lavoro con la vita privata
. Soprattutto ha reso evidente
alle aziende (
di qualsiasi dimensione esse siano) che è impossibile fare
profitto a lungo termine senza tutelare la salute e il benessere dei propri
dipendenti. A causa dell’esperienza emergenziale del Coronavirus, si è
manifestata
nel lavoratore una condizione psicologica di precarietà e di
incertezza per il futuro.

Gratificazione,
benessere e tempo libero hanno iniziato ad assumere rilevanza tanto quanto il
mero aspetto economico e retributivo.
I lavoratori dipendenti (ben oltre il 50%) sono
sempre più disponibili a scambiare parte degli incrementi retributivi con
diversi servizi di welfare in azienda.
Ciò ha innescato una rapida
evoluzione nelle relazioni industriali e sindacali.

Si è compreso che la balance non è uguale per tutti e che
essa va ricercata, in maniera concreta, non solo tra lavoro e vita privata, ma anche
nell’ambito della propria vita lavorativa, cioè nel “welfare aziendale”.

Nonostante
uno stallo sul fronte istituzionale – la Legge di Bilancio per il 2019 segna
una battuta d’arresto nei provvedimenti legislativi in materia di welfare
aziendale, confermata anche dalle successive Leggi di Bilancio – un recente
rapporto del Censis sul welfare aziendale ha scattato la fotografia di un
settore in evidente espansione. In aumento i dipendenti coinvolti (non più solo
di multinazionali o di grandi aziende, ma anche di piccole e medie imprese),
più alto il livello di conoscenza tra i lavoratori, in crescita la
consapevolezza del contributo che questo strumento può fornire per una più alta
qualità della vita.
 

Il welfare
aziendale è stato al centro di un confronto nei giorni scorsi a Roma, al
Palazzo della Minerva del Senato della Repubblica, nell’ambito del convegno
Il Welfare nell’era post-Covid:
quali opportunità per le imprese e per i lavoratori
”, organizzato da
Unimpresa (Unione nazionale delle imprese).
Un tema
essenziale per la ripresa economica e per il ruolo centrale che, in essa,
dovranno svolgere le imprese, specie le piccole e le medie, e i lavoratori,
attraverso le loro rispettive rappresentanze, datoriali e sindacali, a livello
nazionale e aziendale. 
L’argomento è stato affrontato con una visione a tutto
campo: per quanto riguarda i riflessi sul Servizio sanitario nazionale, circa
il ruolo della contrattazione di secondo livello, l’inquadramento
nell’ordinamento giuridico italiano e nell’ambito delle relazioni sindacali. Un
focus specifico poi è stato dedicato al mutuo soccorso utile per il welfare
familiare ed aziendale. Dopo l’intervento introduttivo del segretario generale
di Unimpresa, Raffaele Lauro, e i saluti del segretario generale della
Confail, Antonio Forcella, nel convegno, moderato dal caporedattore del
TgLa7, Frediano Finucci, si sono confrontati i consiglieri nazionali di Unimpresa,
Giovanni Assi e Marco Massarenti, il dottore di ricerca in
diritto del lavoro all’Università di Bologna, Michele Forlivesi, il
presidente di Mbamutua, Luciano Dragonetti. In collegamento video on
line anche il sottosegretario al ministero della Giustizia, l’on. Francesco
Paolo Sisto,
con un illuminante intervento.

«Abbiamo scelto
questo tema del welfare aziendale perché crediamo che più di ogni altro
rappresenti il cambiamento nel mondo del lavoro nell’era post covid, – commenta
Giovanni Assi, consigliere nazionale per welfare e lavoro di Unimpresa – ci
siamo interrogati molto su cosa la pandemia in questi ultimi due anni ci ha
tolto, e purtroppo l’elenco è corposo. Ora invece è opportuno parlare di cosa
questa pandemia ha lasciato in eredità di positivo alle imprese. Essa ha
segnato il cambiamento di una nuova epoca, fatta di relazioni sindacali, di
cooperazione e di condivisione, in cui gli attori
(lavoratori, imprese, sindacati e parti
datoriali)
sono dalla
stessa parte e remano nella stessa direzione,
ponendo al centro di tutto la tutela del
lavoro nella sua accezione più nobile
».

Dopo due anni di pesanti sacrifici, provocati dalla pandemia
e, poi, dagli eventi bellici, una recessione, caratterizzata dalla stagnazione
e dall’inflazione, sarebbe devastante, anche per le non prevedibili ricadute
sulla stessa tenuta sociale e sull’ordine pubblico del nostro Paese. Come
documentato da recenti report e indagini conoscitive di autorevoli istituti di
ricerca, in materia di lavoro, sulla rapida evoluzione delle relazioni
industriali e sindacali, la questione del “welfare aziendale”, per diventare
effettivamente strategica, e non solo contingente, ai fini della ripresa, deve
imporre una “rivoluzione” nell’approccio e nella mentalità del mondo
imprenditoriale e sindacale, nonché scelte governative di politica sociale e di
sostegno concreto, non più derogabili, da inserire nella legge finanziaria 2023
e nei programmi dei partiti per la prossima tornata elettorale della primavera
2023. 

Per Unimpresa – e lo
hanno evidenziato i consiglieri nazionali relatori, rispettivamente Giovanni
Assi per Welfare e Lavoro e Marco Massarenti per
Sanità e
Welfare
, risulta acclarato che ci sia una vera e propria rivoluzione
in atto e che il “welfare aziendale” sia in grandissima espansione. La
rivoluzione consiste nella collaborazione tra le dirigenze aziendali e le
rappresentanze sindacali che ha inaugurato un’epoca nuova, nella quale la
tutela del bene-lavoro rappresenta un obiettivo permanente e assoluto.
Investire e reinvestire sulla componente lavoro significa garantire anche il
futuro dell’azienda e la realizzazione dei suoi progetti industriali. Dal canto
loro, le rappresentanze sindacali dovranno allinearsi a questa nuova visione
del lavoro, che punta al benessere di tutti i lavoratori e non di una sola
parte, da loro rappresentata. Un benessere che è simbiotico a quello
dell’azienda e non in contrapposizione ad esso. Per quanto riguarda i costi
pubblici il ‘welfare aziendale’ si traduce in un vantaggio, anche fiscale, per
i lavoratori e le aziende, con ritorni positivi per le casse pubbliche. Così
anche per il ‘welfare sanitario’, nella collaborazione pubblico-privato, si
traduce in un vantaggio sul sistema sanitario nazionale, in termini di
efficienza e completezza di servizio, sia in sede preventiva che terapeutica.
Nella relazione del dott. Assi “Il Welfare aziendale nelle relazioni sindacali”, in
particolare, emerge che quando si parla di
welfare aziendale, oggi, non si pensa più solo ed esclusivamente alle grandi
aziende multinazionali, sempre più spesso, infatti, le aziende di piccole
dimensioni si affacciano a tale istituto. Anzi, spesso, sono state proprio
le piccole e medie imprese ad essere in prima linea nello scontro per attenuare
l’impatto dell’emergenza coronavirus, ricoprendo pertanto anche una funzione
sociale.
 Oltre il
64% delle Pmi ha superato il livello iniziale, in 6 anni le imprese con un
livello di welfare elevato sono più che raddoppiate, passando dal 9,7% del
2016, all’attuale 21%. Grazie alla pandemia si è sviluppata una nuova
cooperazione tra i dirigenti aziendali e le rappresentanze sindacali. Il
necessario superamento del gioco delle parti mette al centro di tutto la tutela
del lavoro, che diventa l’interesse comune e può diventare la chiave di volta
per indirizzare percorsi e soluzioni verso il bene collettivo sostenibile.

Il convegno è stata anche un’opportunità per confrontarsi su ciò che accade
sul territorio pugliese con i rappresentanti delle istituzioni. «
Ho rappresentato
le preoccupazioni delle nostre imprese – sottolinea Giovanni Assi – sull’ormai
imminente scadenza del Temporary Framework, prevista per il 30 giugno, e che
porta con sé la fine di una serie di riduzioni contributive per il nostro
territorio, una su tutte la ‘Decontribuzione Sud’ che permette alle nostre
imprese di ridurre del 30% il costo del lavoro e che, senza interventi 
tempestivi, porterà, a partire già dal prossimo mese di luglio, a far schizzare
il costo del lavoro alle stelle con gravi conseguenze sulle casse delle nostre
imprese e ricadute sull’occupazione. Ho chiesto con fermezza di intervenire e
so che il ministro
per il Sud e la
coesione territoriale Mara
Carfagna si sta adoperando in
tal senso».

Le proposte conclusive di Unimpresa, dal punto di vista
normativo e finanziario, per il sostegno alle politiche sociali di ‘welfare
aziendale’ saranno portare all’attenzione del governo, dei gruppi parlamentari
e delle forze politiche nazionali, per superare lo stallo che si è verificato,
dal 2019 ad oggi.

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