A proposito dell’articolo di Panebianco (Corriere della Sera del 23 maggio)

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Grande perplessità suscita l’articolo di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 23 maggio.

Egli parte dall’osservare, come premessa, che “Logorare il governo Draghi è ormai l’attività a tempo pieno di 5Stelle e Lega”. 

Da qui discende, secondo l’autore, il rischio di perdere i fondi del Recovery Fund e, in rapida successione, quello della recessione e quello della caduta di credibilità dell’Italia in Europa. 

Un noiosissimo leit motive che, da un lato, ha la necessità di indicare un colpevole (istinto ormai radicato nel DNA nazionale), dall’altro, disgraziatamente per la verità storica, non tiene conto che il nostro paese è ultimo (Eunews, Caccioppoli, 28 ottobre 2021), secondo il report della Corte dei conti europea, nell’utilizzo di fondi europei “normali”, perché spesso mal spesi o addirittura non utilizzati per mancanza/assenza totale di progetti e per beghe intestine. 

Che, improvvisamente, lo Stato e la Pubblica Amministrazione, con il solo chiamare in altro modo i fondi europei, sia capace di progettare una Italia del futuro, sia capace di valutare la produttività e redditività dei progetti, sia in grado di gestire la loro messa in opera, appare veramente azzardato.  

Sembra più agevole prevedere che i fondi del PNNR costituiranno un impulso da intervento keynesiano del XXI secolo, fuori contesto temporale, a beneficio di un PIL drogato. 

Finito l’impulso: come prima, peggio di prima!  

Ma l’autore dimentica, anche, che decenni di autoflagellazione nazionale, di esterofilia galoppante, di assenza totale di visione politica strategica hanno distrutto ogni credibilità del Paese Italia e finanche l’autostima nazionale.

Qualcuno potrebbe, addirittura, avventurarsi nell’indicare come colpevole il “popolo” ma sarebbe subito smentito da un astensionismo al 50% che indica, inequivocabilmente, la totale assenza, ormai permanente, di una “credibile” offerta politica.  

La questione sconcertante dell’articolo di Panebianco è la tesi dedotta, apparentemente con logica stringente (ma solo apparentemente!), dalle premesse. 

Ecco la tesi espressa con parole nostre: 

Visto che 5S e Lega danno fastidio al conduttore, visto che PD e Fratelli d’Italia saranno probabilmente i più votati alle prossime elezioni, allora non sarebbe male che governassero insieme, magari con un intervento catalizzatore della curia romana.  

Non si chiede l’autore che proprio questo gioco delle tre carte, queste alchimie d’alleanze e leggi elettorali, questi sotterfugi furbeschi per mantenere immobile e cementare lo status quo è proprio il putrido seme, con i propri frutti, della inesistente credibilità italiana, non solo in Europa ma nel mondo? 

Ancora più sconcertante, tuttavia, è la motivazione alla base di questa suggerita e inedita combine. Sempre con parole nostre:

Dato che PD e Fratelli d’Italia hanno lo stesso posizionamento rispetto alla guerra in Ucraina (visto che dispongono di leader intelligenti!) allora, il loro comune problema sarà come mettere nell’angolo il “partito putiniano italiano”. 

Ritorna il mantra della indicazione “virtuosa” del “cattivo nemico”; in questo caso, la combine si può fare perché c’è un nemico comune per PD e FdI.

Ma non si rende conto l’eccellente Panebianco che l’Italia non è solo la “guerra in Ucraina”? Non si rende conto che non si potrà vivere di “stato di guerra” per l’intera prossima legislatura? Non si rende conto che due sistemi valoriali diversi e contrapposti (PD e FdI), pur convergendo occasionalmente su di un tema specifico, non potranno mai convivere in un matrimonio?  

Sarebbe necessario un trattato per contrastare le elucubrazioni internazionali, le interpretazioni politiche, gli sghembi paradigmi assiomatici che ritroviamo nello scritto di Panebianco: ci riserveremo di approfondire, se necessario. 

Quello, però, che si deve rilevare è la visione proposta dall’articolo: una palude politico sociale melmosa, indistinguibile, uniforme, omogenea, “omologata”.  

Esplode l’odioso “uno uguale uno”; un miscuglio che si può mescolare e rimescolare, purché rimanga miscuglio, senza vita. 

La verità, sembra, è che Panebianco si sia dimenticato della Identità. 

Egli appare infastidito dalla identità: l’identità disturba, l’identità è da combattere, l’identità è da annichilire; tutti zombi è il meglio per il bene del popolo.  

E, infatti, scrive: “Pd e Fratelli d’Italia dovrebbero smetterla di piantare, in materia costituzionale, solo bandierine identitarie”. 

Intanto PD e Fratelli d’Italia non sono diversamente identitari solo “in materia costituzionale”. 

L’Identità è la sintesi dell’IO di ciascuno: è il fulcro della propria storia, delle proprie esperienze, delle proprie attitudini, delle proprie passioni, della propria cultura, delle proprie aspirazioni, delle proprie visioni, delle proprie speranze di un futuro migliore … 

Possiamo dirlo, scimmiottando Gesù Cristo: chi è senza identità scagli la prima pietra.

Annichilire l’identità significa distruggere la persona, fisica o giuridica che sia. 

Il sistema partitico italiano è in crisi proprio per questo: ha perso la propria identità con l’obsolescenza delle grandi ideologie dei secoli XIX e XX. 

È quindi incapace di produrre una visione di Italia futura che è la vera funzione della Politica. 

La funzione della politica è produrre un Disegno prospettico del Paese da non confondere con gli inutili, omogenei e disattesi “programmi elettorali” che stanno a quello (il Disegno) come le tessere di un mosaico stanno alla immagine complessiva. 

Non è forse così che lavoriamo noi tutti? 

Ad esempio, per costruire una villetta, prima generiamo il Disegno della villetta, poi progettiamo le varie articolazioni, poi selezioniamo idraulici muratori ed elettricisti, poi controlliamo la “messa in opera”.   

Perché è così difficil fare lo stesso in politica? 

È facile rispondere. 

La visione della nostra villetta propaga dalla nostra identità. Senza identità, non c’è visione, non c’è progetto, non c’è realizzazione: il terreno rimane “inedificato”.

Così si spiega anche la carenza di progettualità nell’uso dei fondi europei “normali”. 

Non condividiamo nemmeno, con Panebianco, che le Istituzioni siano deboli. Esse non sono altro che “organizzazioni convenzionali”. Non ha senso sostenere che siano deboli. Ha senso sostenere, invece, che è il loro funzionamento che è debole: infatti, lì ci mandiamo gente inadatta sorvolando, per carità di Dio, sul perché sia inadatta. 

Diciamo solo che la filosofia politica dell’“uno uguale uno”, non è filosofia ma è disgrazia. 

Noi proponiamo una visione che è l’esatto contrario di quanto descritto da Panebianco perché egli propone un percorso verso la massima entropia, da acqua cheta e stagnante.

Noi siamo per la riduzione dell’entropia, per dare ossigeno allo stagno dove i pesci possano vivere e prosperare.

Siamo Liberali, non liberisti, non neoliberisti, non libertari; siamo Liberali del XXI secolo che credono nei paradigmi di Identità, Libertà, Dignità.

E basta così!

Antonio Vox

Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile

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