Apricena. Matteo Bianchi: un innocente che si voleva colpevole per reati mai commessi

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Colpevole prima, innocente dopo. Delle due,l’una! O si è colpevoli o si è innocenti.

Il mio pezzo di oggi riguarda  la dolorosa storia dell’ing. Matteo Bianchi di Apricena, piccola cittadina della provincia di Foggia, posto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria denominata “Madrepietra” per le ipotesi di  “Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati”  e “Falso ideologico nella formazione di un test di cessione nell’ambito del recupero dei materiali edili”, ipoteticamente commessi nell’anno 2019.

Kafka sarebbe invidioso e basito nel vedere come Il suo capolavoro “Il processo” sia stato copiato e romanzato in chiave moderna dalla magistratura foggiana nel momento in cui ha tentato di processare Matteo Bianchi per reati inesistenti. Eppure è così. Matteo Bianchi è innocente eppure è passato per le forche caudine giudiziarie senza sapere il perché, senza aver commesso nessun reato. Perché? Perché? Perché?

Non prendiamoci in giro: l’avviso di garanzia, l’ipotesi delittuosa, l’eco mediatico, bastano e avanzano a condannare chiunque a prescindere, e a nulla valgono tutte le sentenze di assoluzione o addirittura lo stralcio totale chiesto dal P.M. come il caso dell’ingegnere apricenese. Non fa alcuna differenza se poi quel qualcuno è assolutamente innocente, appunto una storia kafkiana.

Matteo Bianchi, nonostante l’oblio, nonostante le smentite, diciamocela tutta, sarà indissolubilmente legato all’operazione di polizia “Madrepietra”. Arresti, perquisizioni, lampeggianti, sirene al vento,  saranno il ricordo più vivo. Eppure Matteo Bianchi è innocente e lo è senza subire nessun processo poiché il fatto non sussiste.

Il sistema giustizia Italia è inesorabile e spesso anche kafkiano, lo dicevo prima. Già perché in Italia lo stato di diritto è quel motivetto lessicale grazie al quale i giuristi, i tecnocrati, i docenti universitari, i burocrati, gli esimi magistrati, i giornalisti e chissà quali  altri personaggi riempiono i salotti buoni dei talk show, della cultura, dell’esistenzialismo, i quali si dilungano in mimiche e scenette da veri attori comici riuscendo solo a spiccicare concetti lunatici. Ognuno ha un proprio “verbo”; ognuno chiosa “una propria logica”; ognuno giura di non aver mai abusato. Ci credete? Chiediamo a Matteo Bianchi cosa ne pensa!

La verità è tutta lì, racchiusa in una sola domanda: ma le indagini sono state fatte secondo manuale? Il vero problema in Italia e che la magistratura e la Polizia giudiziaria devono lavorare in un contesto socio-politico-economico e culturale pieno di ostacoli e tentacoli, fatti di amici degli amici, di affari in chairoscuro, di interessi al limite della decenza e di leggi e leggine che si avvitano su se stessi con il risultato che sarebbe quello di inanellare errori su errori se non presti la massima attenzione. Certo l’errore fisiologico ci stà è nelle cose ma come si recupera un errore di tal portata?  Non è giusto essere colpevoli prima e innocenti dopo!!!!

Alea iacta est  – il dado è tratto  – così disse Giulio Cesare quando passo il Rubicone. Cosi è! All’ing. Matteo Bianchi va tutta la mia gratitudine poiché ha chiesto al mio giornale di diffondere le verità, la verità giudiziaria, una verità inconfutabile: L’ing. Matteo Bianchi E’ INNOCENTE.

Franco Marella

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