Identikit di Giovanni Melillo il nuovo procuratore nazionale antimafia

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Giovanni Melillo è il nuovo capo della Procura nazionale antimafia e antiterrosimo.

Ha ottenuto 13 voti nel corso del Plenum del Csm, che ha ricomposto, nella seduta di oggi, la frattura registrata in V Commissione sulla scelta del successore di Federico Cafiero De Raho, il cui mandato era scaduto lo scorso novembre.

Dato per favorito, Melillo ha ‘sconfitto’ il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri a cui sono andate 7 preferenze, e Giovanni Russo, aggiunto dell’antimafia nazionale, di cui è stato reggente fino a oggi, che ha ottenuto 5 voti.

Melillo, 61 anni, originario di Foggia, lascerà la guida della Procura partenopea per trasferirsi a Roma, in via Arenula. La sua nomina è avvenuta alla prima votazione, senza necessità di alcun ballottaggio tra lui e Gratteri, ritenuti diretti concorrenti per la carica di capo nazionale dell’Antimafia.

Per Melillo hanno votato il presidente e il procuratore generale della Cassazione, rispettivamente Pietro Curzio e Giovani Salvi. Il nuovo capo nazionale dell’antimafia ha incassato inoltre i voti dei 5 consiglieri di Area, i 3 dei consiglieri di Unicost, i membri laici Michele Cerabona, in quota Forza Italia, e Alberto Maria Benedetti e Filippo Donati dei Cinque Stelle.

A 31 anni, Melillo, originario di Foggia, dopo i ‘primi passi’ in Pretura a Barra, periferia est di Napoli, fa il suo ingresso nella procura partenopea. Sono gli anni in cui la sede è a Castel Capuano e stanno nascendo le direzioni distrettuali antimafia.

Melillo si trova a lavorare, giovane magistrato, al fianco di colleghi come Franco Roberti (napoletano, primo capo dell’antimafia nazionale) e Paolo Mancuso, ad oggi in Giunta a Napoli, ex pm anticamorra e procuratore capo a Nola, che già da tempo milita tra le fila del Pd. Melillo ha lavorato a inchieste sui rapporti tra politica e camorra, imprenditori e la malavita organizzata, alle inchieste nate dalle dichiarazioni dei pentiti di camorra del calibro di Giuseppe Galasso e Carmine Alfieri, del clan Alfieri, attivo negli anni delle faide contro la Nco di Raffaele Cutolo, con la quale era in guerra, tra i territori dell’hinterland partenopeo. Per otto anni, è stato pm della direzione nazionale antimafia ed è stato capo di gabinetto di Andrea Orlando quando era ministro della Giustizia.

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