La Banca Popolare di Bari ritorni patrimonio del sud

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 A sorpresa si è dimesso il dott. Gianni De Gennaro presidente del della Banca Popolare di Bari. Fu nominato nell’ottobre del 2020 con l’obiettivo di ricostruire una “cultura della legalità“ all’interno dell’Istituto il cui management, riconducibile alla famiglia di Marco Iacobini, fini sotto inchiesta per una gestione definita dai detrattori perlomeno “spericolata“.A quel punto è intervenuto con soldi pubblici il Ministero dell’Economia attraverso il Medio Credito Centrale (MCC) e il Fondo interbancario. Il controllo del Mcc (Istituto a sua volta partecipato al 100 per cento da Invitalia che a sua volta è del Ministero) non ha ancora riportato al profitto la banca che ha registrato nell’esercizio di bilancio 2021 un passivo complessivo record di 170 milioni di euro

Oggi con le dimissioni del Prefetto Gianni De Gennaro succedute a quelle tumultuose dell’ex AD Gianfranco Bergami e ad altre numerose, ci inducono a temere possa esserci in atto una situazione di corto circuito e ciò preoccupa non poco  i cittadini baresi e meridionali. La strategia del risanamento della banca non decolla e praticamente non esiste, divenendo un segnale di grave assenza di lungimiranza strategica. Il nostro auspicio è che si giunga quanto prima alla individuazione del nuovo Presidente che possa essere identificato in una figura tecnica barese; per questo confidiamo in un deciso cambio di rotta da parte del presidente del Mcc Bernardo Mattarella. Si devono individuare le cause di tale perdita faraonica, le relative responsabilità professionali, il futuro da dare alla banca nel più grande scenario dell’economia meridionale. Serve chiarezza e trasparenza che sono mancate fino ad oggi. Non occorre vendere o regalare la banca a chicchessia, ma è necessario dare un segnale inequivocabile che la Banca Popolare di Bari debba rappresentare un nuovo punto di ripartenza del Sud, in cui far confluire altre realtà bancarie meridionali, con la prospettiva di offrire servizi creditizi fortemente innovativi per le nostre Aziende e per i nostri risparmiatori. È superfluo affermare che è necessario un management che abbia capacità e cultura “etica” vicina alla cultura di impresa meridionale totalmente ignota alle mega banche del nord e agli uffici dei Palazzi romani. L’obiettivo è di svincolare quanto prima la attuale dipendenza dell’Istituto dalla presenza dello Stato e riconsegnarlo agli investitori meridionali che consentirono la realizzazione di una realtà che è stata per decenni fiore all’occhiello del SUD.  Nino Monterisi 

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