Imprese: saldo positivo in Puglia, +336 nel primo trimestre del 2022

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A distanza di due anni dall’irrompere dell’emergenza sanitaria, i numeri del Registro delle imprese delle Camere di commercio segnalano un primo, parziale assestamento della natalita’ e mortalita’ imprenditoriale, senza tuttavia recuperare ancora i livelli pre-pandemia.

E’ lo scenario che emerge dai dati Movimprese elaborati da Unioncamere-InfoCamere a partire dalle risultanze del Registro delle Imprese delle Camere di commercio relative al primo trimestre del 2022. Se il dato nazionale è di 101.955 iscrizioni di nuove attività economiche rilevate tra gennaio e marzo e di 103.104 cessazioni, in Puglia si sono registrate invece 6.520 iscrizioni e 6.184 cessazioni. Il saldo è dunque positivo: +336. Lo stock pugliese a fine marzo 2021 era di 386.801 imprese, nello stesso periodo dell’anno in corso è di 385.603, il tasso di crescita passa da 0,28% del 2021 a 0,09% del 2022.

«La Puglia con con +0,09% e’, insieme a Lazio (+0,25%) e Lombardia (+0,13%), tra le regioni che fanno meglio delle altre, seppure con valori assoluti molto contenuti», commenta Damiano Gelsomino, presidente di Unioncamere Puglia. «Si conferma complessivamente – evidenzia – il quadro del primo trimestre dello scorso anno, con un tasso di crescita per la prima volta in ripresa verso valori più normali dopo la forte contrazione legata all’attesa dei ristori governativi per la forzata riduzione delle attività. Non meno influente sul quadro generale, il clima d’incertezza conseguente agli squilibri geo-politici innescati dal conflitto Russo-Ucraino».

Per alcune province pugliesi il saldo fra iscrizioni e cessazioni è positivo: Lecce + 185, Brindisi + 143, Bari + 88; negativo invece per Foggia -67 e Taranto -13. Nelle forme giuridiche le performance migliori sono quelle delle società di capitale, in crescita in tutte le province pugliesi e peggiori quelle delle ditte individuali. Per quanto concerne le società di persone solo la provincia di Lecce fa registrare un saldo positivo. Nei settori resta trainante l’edilizia, confermando la spinta determinata dagli incentivi in favore delle famiglie per gli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare. A soffrire di più sono commercio, agricoltura e turismo.

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