‘Puglia non tratta’, nel foggiano il bilancio sulle donne sfruttate

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La gran parte dei 145 contatti che gli operatori del progetto “La Puglia non tratta – Insieme per le vittime” sono riusciti a prendere negli ultimi sei mesi tra chi viene sfruttato per le strade del Foggiano, è donna e nel 55% dei casi proviene dalla Bulgaria mentre il 28,3% dalla Romania. C’è chi ha due figli nel suo Paese d’origine e chi è costretta alla prostituzione dal marito. Piccole storie di ordinaria e quotidiana violenza sulle donne che descrivono lo sfruttamento sessuale e lavorativo.

Dal primo luglio al 31 dicembre scorsi, con l’unità mobile di strada gli operatori hanno percorso i tratti della statale 16 dell’alto e del basso Tavoliere, la statale 89 che porta a Manfredonia e la circonvallazione di Foggia senza dimenticare l’insediamento informale della pista aeroportuale di Borgo Mezzanone in collaborazione con l’organizzazione non governativa Intersos e l’insediamento informale di Torre Antonacci a San Severo.

“La diminuzione degli sbarchi di donne nigeriane in Italia, lo spostamento verso le cosiddette connection house, le case di prostituzione sparse in giro per i territori italiani ha decretato un cambio di Paesi europei in cui si svolge il traffico di donne“, spiega Roberto Lavanna, coordinatore del progetto “La Puglia non tratta” in Capitanata. Alcune delle donne aiutate dai volontari vivono e risiedono in accoglienza protetta.

“La pratica dell’accoglienza si sta declinando non soltanto nella cosiddetta ospitalità abitativa, ma anche nel consolidamento della rete con i soggetti partner, pubblici e privati, che erogano servizi di orientamento, mediazione ed assistenza sanitaria, consulenza, diffondendo altresì nella comunità locale la cultura della legalità e della tutela dei diritti inviolabili della persona”, conclude Marianna Carusillo, operatrice del progetto.

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