I pacifisti con le pietre

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Gessetti colorati, bandiere arcobaleno, fiaccolate, manifestazioni varie di solidarietà. Tutto molto bello questo mobilitarsi del pacifismo mondiale. Anche molto giusto: nessuno può mai volere, se sano di mente, lo scoppio di un qualsiasi conflitto, dal personale al bellico. Però, accadono. Ci sono i conflitti personali che, ahimé, sfociano nelle necessità d’intervento delle forze dell’ordine. Esistono i conflitti tra nazioni, le guerre, che vedono eserciti e forze armate protagoniste. Non riconoscerlo è ipocrita, per non dire di più.

Ora: una scena di questa settimana credo rimarrà nella memoria italiana; di sicuro della storia di una città pugliese: Taranto. 

L’arsenale della Marina Militare è situato, in gran parte, nel porto della città della Magna Grecia, da sempre importante centro economico e militare sin dalla sua fondazione nell’VIII secolo avanti Cristo.

Ogni volta che una nave della Marina Militare deve uscire da Taranto, oppure rientrarvi, si apre il Ponte Girevole, altro simbolo della città e, da anni, i marinai sulla nave salutano la città sull’attenti ed i cittadini tarantini e non ricambiano, anche con i classici fazzoletti bianchi, magari anche per vedere qualche militare imbarcato.

Questa volta no. Questa settimana no.

Il saluto si è trasformato nel lancio di pietre, nelle urla “bastardi!” o “assassini!”, tutte rigorosamente riprese in un video disponibile a tutti i giornali oltre che su YouTube.

I protagonisti? Ovvio: sinistrati nel cervello, autodefinitisi “pacifisti”, manco quei marinai fossero in procinto di fare la guerra ad anima viva. Come nelle migliori tradizioni, questi squallidi protagonisti del nulla, ben identificati in cabina elettorale, dicono agli altri gli insulti che dovrebbero dirsi allo specchio e che la “kultura” ha inculcato loro dalla terza narice di guareschiana memoria.

La nave? Nome ancorpiù emblematico: “Nave Carabiniere”, un riconoscimento che la Marina Militare fa ad un’arma che contribuisce in maniera determinante all’esistenza stessa di un’Italia da vivere.

La loro fortuna? Averceli quei militari dalla loro parte, qualora qualche nazione decida che l’Italia val bene più che una Messa. Già, perché loro sono buoni a lanciare pietre, magari a scontrarsi a manganellate con le forze dell’ordine in occasione delle “pacifiche” manifestazioni sotto le insegne più varie ed umilianti proprio la pace, come falce e martello.

Una insegna gliela possiamo riconoscere come dovuta e senza bisogno di traduzione dal barese stretto: sono trimoni con la T di Tabacchino. Ad honorem.

GIANPAOLO SANTORO

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