8 marzo. Madri detenute con figli, Sip: «capitolo doloroso troppo spesso dimenticato»

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«Paura, senso di colpa, solitudine, a cui spesso vanno ad aggiungersi la mancanza di punti di riferimento all’esterno e l’impossibilità di affidare i figli a terzi. Questi i sentimenti dominanti nelle madri detenute. Nel momento in cui una donna si trova a dover andare in carcere, infatti, per lei si prospettano due sole possibilità, entrambe infelici: separarsi dal proprio bambino o decidere di tenerlo con sé, costringendolo ad una condizione di reclusione».

Lo scrivono sull’ultimo numero di ‘Pediatria’, Pietro Ferrara, segretario del gruppo di studio della Società italiana di pediatria (Sip) su ‘I diritti dei bambini’, e gli specializzandi presso l’università Cattolica del Sacro cuore di Roma, Luca Benacquista e Alessia De Matteis, tracciando un quadro della condizione delle madri detenute. «Un capitolo indubbiamente doloroso, purtroppo spesso dimenticato», evidenziano i pediatri.

I numeri- In Italia al 31 ottobre 2021 si contavano 22 i bambini in carcere con le proprie madri: 14 alloggiati nell’Icam di Lauro; 2 nell’Icam affiliato al carcere di Torino; 3 a Milano presso ‘F. Di Cataldo’ San Vittore; 1 a Foggia; 1 a Firenze ; 1 a Venezia.

«Siamo a uno dei minimi storici, se pensiamo che un anno prima i bambini in carcere erano 57», commentano i pediatri. In Europa, secondo il rapporto Space dell’ultimo Consiglio d’Europa, a gennaio 2020 c’erano 1.608 bambini che convivevano con la madre in un istituto penale (dati di 37 amministrazioni).

Nei diversi Paesi europei, il limite massimo di età per la permanenza dei bambini in carcere è variabile tra le nazioni. In Inghilterra, circa il 60% delle donne detenute ha figli minori, di cui solo il 3% ha la possibilità di tenere presso di sé il figlio. Il bambino può vivere con la madre detenuta fino ai 18 mesi di vita, ad eccezione di specifiche circostanze in cui i due possono risiedere nelle ‘Mother and Baby Units’. Il termine massimo di età è invece di 3 anni in Portogallo e in Spagna, mentre in Finlandia il bimbo può vivere in carcere con la madre fino ai 2 anni. In Francia non è previsto un limite di età per il bambino ma l’età media è inferiore a un anno di vita. Stesse condizioni in Lussemburgo, dove la richiesta di ammissione del bambino viene analizzata a seconda del caso.

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