La BAT nel morso della criminalità. L’appello della Procura: “Lo Stato intervenga”

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Un grido d’allarme: La provincia di Barletta, Andria e Trani (Bat) è depredata da mafie autoctone, baresi e foggiane. Non solo: ha un’importanza strategica anche per la ‘ndrangheta e la camorra. Ma la situazione rimane “gravemente sottovalutata” . E’ la Procura della Repubblica di Trani che lo dice in un documento a firma del procuratore Renato Nitti.

Il ruolo da collante svolto da alcuni pregiudicati locali tra le mafie foggiane e la ‘ndrangheta, e i legami storici con le camorre è il trait d’union su di cui la Procura tranese ha accesso le luci giudiziarie.

Un appello che fa suo anche Luigi Ciotti, in visita a Trani: “Questa è una terra meravigliosa – dice Ciotti –, cui vanno riconosciute le positività che sono evidenti e che possiede. Nella relazione si denuncia una ‘straordinaria esposizione del territorio all’infiltrazione criminale’ che non può essere sottovalutata”.

Negli ultimi anni sono stati documentati ” eclatanti fatti di sangue” e un “allarmante singolare fermento negli assetti criminali” che sopravvivono nonostante le inchieste grazie alla “barriera di silenzio” resa ancora più spessa dalle indagini che hanno coinvolto alcuni componenti della magistratura locale (ora trasferiti).

L’analisi parte da alcuni dati. Il primo è l’Indice di permeabilità alla criminalità organizzata (IPCO) elaborato da Eurispes nel quadro del Protocollo di intesa siglato con la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

L’indice, elaborato sulla base di 19 indicatori compositi, misura “vulnerabilità” e “appetibilità” dei territori: alla Bat viene attribuito un IPCO di 105.08, che lo colloca tra le prime dieci province di Italia su 106 superando tutte le province siciliane (fatta eccezione per Caltanissetta) e ponendosi allo stesso livello della provincia di Foggia (105.72). Un altro parametro da valutare è l’Indice di organizzazione criminale (IOC) che rappresenta la diffusione e l’intensità della criminalità in una data provincia: a fronte di una media nazionale di 29.1, nella Bat è di 40.9.

Tutte le mafie pugliesi (e non solo) portano a Trani. Nella provincia esistono diverse mafie, come è stato documentato negli ultimi trent’anni da più sentenze definitive di condanna per associazione di stampo mafioso. Autonome una dall’altra, hanno però un comun denominatore: sono mafie predatorie, che “non esercitano il dominio sul territorio”, ma “lo spogliano, lo depredano, aprendolo persino alle scorrerie di clan storici ed egemoni in altre province e regioni”, con cui convivono e da cui imparano. 

La procura ricorda il ruolo che nella geografia criminale ha avuto la figura di Salvatore Annacondia che fino all’inizio degli anni ’90 è stato a capo di una potente e agguerrita organizzazione criminale, ponendosi come interlocutore autorevole non solo delle altre mafie pugliesi ma anche della ‘ndrangheta. Nel processo Dolmen di fine anni Novanta furono accertati i collegamenti tra Annacondia e – in Puglia – i clan Piarulli-Ferraro di Foggia, la criminalità organizzata barese, la sacra Corona Unita, i fratelli Modeo a Taranto. Fuori dalla Puglia: la ‘ndrangheta calabrese e la mafia siciliana di Nitto Santapaola.

La procura sottolinea la “situazione che stanno vivendo le aree rurali dell’Alta Murgia” dove allevatori e coltivatori subiscono raid nelle aziende per rubare legna da ardere, mezzi, attrezzature e prodotti agricoli. Eppure, in pochi sono disposti a denunciare e a collaborare, a tal punto che “penetrare la robusta barriera di silenzio quando non di omertà non è semplice”.

Stessa difficoltà si riscontra anche per quel che riguarda la corruzione. “I delitti contro la pubblica amministrazione – si legge nel documento – vengono accertati con difficoltà, perché spesso commessi all’interno di comunità medio piccole nelle quali la denuncia o l’atteggiamento collaborativo con le istituzioni è agevolmente individuato e stigmatizzato, così da essere demonizzato, producendo infine omertà”. Anche se un peso, ammette il magistrato, l’hanno avuto pure gli scandali che hanno travolto dei componenti della magistratura locale, seppur non più in servizio a Trani. 

Scandali che hanno “consegnato al giudizio della collettività una immagine della giustizia sporcata dalla stessa trama corruttiva” e hanno determinato “un indebolimento della azione di contrasto della magistratura”, generando “sconcerto, se non smarrimento, in chi vorrebbe fare affidamento proprio sulla magistratura”.

La procura si chiede “come sia stato possibile una così profonda sottovalutazione dei fenomeni criminali della Bat, perdurante ancora oggi”. La situazione è stata a tal punto sottostimata che a lungo sono mancati reparti investigativi dedicati esclusivamente al territorio. Solo a luglio del 2021 sono stati istituiti nel territorio della Bat la Questura, il Comando Provinciale dei Carabinieri, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza.

Una analisi che non lascia spazio a interpretazioni, anzi più certezze di così!

 Franco Marella

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