Lavoro, Giordano (Inl): “Serve rete assistenza vittime caporalato”

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 “Non basta perseguire un reato: abbiamo il dovere di aiutare le vittime di sfruttamento del lavoro prima, durante e dopo il reato; per questo le porte dell’Ispettorato sono sempre aperte. Ma serve una rete pubblica e sociale di assistenza umana, economica, sanitaria, abitativa, lavorativa”. Lo ha dichiarato il direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, Bruno Giordano, intervenuto a Foggia al convegno “Mafia e caporalato: illecito sfruttamento dei lavoratori”, organizzato dalla Direzione Investigativa Antimafia.

“Caporalato agricolo e urbano hanno in comune il controllo del territorio e delle persone, da cui generano silenzio e omertà”, ha osservato Giordano. “Questo è il Dna della criminalità organizzata – ha proseguito – e non possiamo accettare che venga clonata e riproposta la mafia dei campieri dell’Ottocento. Abbiamo centinaia di migliaia di vittime di sfruttamento lavorativo ma pochissime denunce. Lo sfruttamento del lavoro – ha fatto notare – è un reato economico contro la dignità della persona; mortifica chi ha bisogno di un lavoro, usandone il corpo per trarre un profitto illecito. Questa è la cifra della lesione dello Stato sociale”. Per il direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro “prevenire lo sfruttamento si può e si deve. Presidio del territorio e analisi dei flussi migratori sono i primi strumenti”.

“Nel nostro Paese – ha dichiarato Giordano non abbiamo solo i migranti economici ma anche i rifugiati, che abbiamo il dovere di accogliere. Chi fugge dalla guerra ha bisogno di vivere e di lavorare e dev’essere aiutato, non sfruttato. Dobbiamo evitare che chi scappa dagli orrori di un conflitto venga poi arruolato nell’esercito di badanti e braccianti da sfruttare a nero”.

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