In Puglia primi segnali siccità, si teme un ritorno al 2020

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Nonostante le precipitazioni di questi giorni, in Puglia si registrano primi segnali di siccità che fanno temere un ritorno al 2020, anno in cui la regione subì una drammatica carenza d’acqua. Sono mancate infatti sia le piogge che le nevicate in montagna, salvo brevi comparse, e a risentirne sono prima di tutto i bacini idrici, in sensibile deficit. Confagricoltura Puglia mette in guardia dai rischi di una primavera e una estate all’insegna della carenza d’acqua, visto che già le riserve idriche sono fortemente ridotte rispetto all’anno scorso.

Ad oggi, i principali invasi che riforniscono la Puglia registrano tutti meno riserve rispetto al 2021. Le rilevazioni sugli invasi apulo-lucani confermano un brusco rallentamento nel riempimento, a causa di un inverno particolarmente mite (vedi tabella). Il bacino di Occhito sul Fortore ha una disponibilità di circa 154,1 milioni di mc mentre esattamente un anno fa la riserva era di 180 milioni; Capaccio sul Celone 10, 5 milioni di mc mentre nel 2021 erano 15, 9. San Pietro sull’Osento, 8, 6 milioni, un anno fa erano 17,1; Marana Capacciotti, 27,1 milioni di mc, contro 33, 5.

Per il presidente di Confagricoltura Puglia Luca Lazzàro bisogna uscire dalla fase emergenziale e intervenire per evitare che nel giro di pochi anni le coltivazioni, e di conseguenza le produzioni, soffrano l’assenza in maniera irreversibile. È necessario un forte investimento nel riuso e nella riduzione degli sprechi. Il riutilizzo delle acque reflue – spiega – può rendere disponibili risorse idriche aggiuntive, permettere l’utilizzo delle riserve presenti negli invasi per altri scopi e ridurre l’impatto degli scarichi nelle acque superficiali. Più della metà dei pugliesi soffre della carenza idrica nel periodo estivo e a farne maggiormente le spese sono gli agricoltori che, per far fronte alla richiesta di prodotti, assorbono più del 60% dei consumi di acqua della regione”.

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