Taranto: troppi 250 euro al giorno per sostituire una pena detentiva in pecuniaria

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Facciamo subito chiarezza: Legge 689/81- depenalizzazione dei reati. Art.53 – omissis – Per determinare l’ammontare della pena pecuniaria in luogo della pena detentiva il giudice individua il valore giornaliero al quale puo’ essere assoggettato l’imputato e lo moltiplica per i giorni di pena detentiva.

La Consulta, con la sentenza n.28 del 1° febbraio 2022 ha stabilito che “ sono troppi 250 euro al giorno per sostituire una pena detentiva in pecuniaria”. Bene, diremmo, abbiamo avuto uno sconto!

La vicenda prende piede nel Tribunale di Taranto, che ha rimesso la questione alla Consulta. I fatti narrati riguardano la condanna comminata un uomo giudicato reo per violenza privata, avendo parcheggiato l’auto dinanzi a un passo carraio. Lo stesso aveva patteggiato la sostituzione della pena di tre mesi di reclusione e, perciò, in base alla norma censurata, avrebbe dovuto corrispondere 22.500 euro, importo che oltrepassa i suoi redditi annui.

La Corte Costituzionale adita ha dichiarato parzialmente incostituzionale l’articolo 53, secondo comma, della legge 589/81 – legge sulla depenalizzazione , che nel gergo giuridico italiano, consiste nel trasformare illeciti penali in illeciti amministrativi., per violazione dei principi di eguaglianza e finalità rieducativa della pena, così ritenendo che ai 250 euro debbano essere sostituiti i 75 euro già previsti dalla normativa in materia di decreto penale di condanna, e fermo restando l’attuale limite massimo giornaliero di 2.500 euro.

La Consulta fa un ragionamento senza grinze e dice: “ La sanzione prevista come pena detentiva non superiore a sei mesi è tradotta in pena pecuniaria ma deve essere proporzionata e deve essere agevole anche la sua effettiva riscossione, posto che il riferimento è anche condizionato alla capacità reddituali del reo/condannato”. Vero e sacrosanto.

Pertanto il collegio della Consulta ha rilevato che, se l’impatto di pene detentive della medesima durata risulta, in linea di principio, uguale per tutti i condannati, la stessa cosa non può dirsi per le pene pecuniarie, in quanto una multa può risultare più o meno afflittiva secondo le disponibilità economiche del singolo condannato.

E ci siamo: la sanzione amministrativa deve essere proporzionata. Ora, lasciamo stare per un attimo la giurisprudenza e le sue dinamiche a volte “incomprensibili” ai più, ma a quale criterio debbano assurgere i giudici allorquando sono chiamati a calcolare una certa somma per “enne” giorni di reclusione? Una quota giornaliera minima di 250 euro appare ben superiore all’importo che la maggioranza degli individui, che vivono attualmente in Italia, sono ragionevolmente in grado di pagare, con l’effetto che il risultato potrebbe essere eccessivamente oneroso per i più.

C’è il rischio che le sanzioni non siano adeguate, l‘elevato coefficiente di conversione potrebbe “condannare” il condannato a delinquere per pagare. Un Corto circuito. Ma poi le sanzioni sono commisurate effettivamente in base al reddito? 

Ah, a proposito, la sanzione è stata ricalcolata a 75 euro al giorno.  

Franco Marella

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