Travaglio: “Avvocati al servizio dei mafiosi”? Pronta la querela.

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Non ho la pretesa di esprimere un giudizio sul giornalismo, deviato, onesto o “affittato” al potente di turno che sia , come non ho la pretesa di esprimere e pontificare su una questione delicata come i principi costituzionali garantiti dalla Consulta , posso però dire la mia su questa vicenda.

Vediamo i fatti.

Premetto che il pandemonio sollevato da Travaglio riguarda la favorevole presa di posizione degli avvocati in merito alla sentenza 24 gennaio 2022, n. 18  della Corte Costituzionale che ha stabilito che viola il diritto di difesa sancito dalla nostra Carta Costituzionale la disposizione contenuta all’interno dell’art.art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario, che impone il visto di censura sulla corrispondenza tra il detenuto sottoposto al carcere duro ed il proprio difensore. In buona sostanza Travaglio ha semplicemente detto che i detenuti quelli pericolosi, quelli condannati per reati di mafia, possano tramite i loro avvocati consegnare “pizzini- leggi corrispondenza” agli uomini dei clan. Francamente la gente comune credo lo pensi. Ma il punto non è questo, il punto è invece il diritto di difesa che la nostra costituzione prevede per chiunque, anche per coloro che commettono reati disgustosi. La presa di posizione di Travaglio è stata una doccia fredda per il composto ordine degli avvocati di Roma, feriti nell’onore della professionalità.

La risposta piccata dell’ordine del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma non si fa attendere e  interviene a difesa della professionalità e della funzione sociale dell’avvocatura dopo le accuse del giornalista. L’azione è lapidaria: è stata affidata ai legali la valutazione della querela al Fatto Quotidiano.

L’accusa di essere “avvocati al servizio dei mafiosi” arrivata dal giornalista Marco Travaglio non va proprio giù. «Noi garanti della Costituzione. E’  veramente troppo definire un’intera categoria come composta di mele marce e adombrare il sospetto che un avvocato, per il solo fatto di garantire il diritto costituzionale alla difesa di un detenuto al 41 bis, ne divenga portavoce, veicolandone gli ordini criminali, è un accostamento intollerabile che lede l’onore e la dignità della famiglia forense tutta».

Gli avvocati a ragion veduta sono rabbiosi, il diritto alla difesa non è sottoposto al piacere o all’interesse degli uni o degli altri, è un diritto costituzionale e così va garantito. Poi perché presumere che gli avvocati faranno da postini? Perchè demonizzare un’intera categoria. Tuttavia ……..

Se la censura preventiva delle comunicazioni fra legale e detenuto in regime di carcere duro, non ha favorito le comunicazioni all’esterno dei boss perché dovrebbe accadere ora?  Insomma ipotizzare che i capi mafia potrebbero  continuare a gestire le loro organizzazioni e addirittura ordinare omicidi grazie alla compiacenza degli avvocati mi sembra una grossa balla.

I consiglieri dell’ordine di Roma,  Irma Conti e Massimiliano Cesali evidenziano: «È sorprendente che giornalisti solitamente così attenti alle suggestioni che arrivano dalla magistratura, cambino improvvisamente atteggiamento quando queste suggestioni provengono dal massimo organo giurisdizionale di questo Paese, la Consulta. Evidentemente i principi costituzionali hanno valore solo quando rispecchiano le convinzioni di una parte e le sentenze si rispettano solo se vanno in una certa direzione». Per Galletti, in conclusione “Nello stigmatizzare anche la replica irridente e poco rispettosa del Direttore del giornale nei confronti del Presidente del CNF Maria Masi -ricordiamo che con buona pace di certi giuristi laureati all’università del giustizialismo, esistono dei principi fondamentali che vanno rispettati sempre. Uno recita così: la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Ed è ciò che distingue uno Stato di Diritto da una Repubblica delle manette».

Io credo che la questione posta da Travaglio sia in parte corretta poiché ritengo che alla luce di una sentenza di così gran portata l’ordine forense, tutto, dovrebbe porre in essere meccanismi e dinamiche finalizzati a non consentire neanche lontanamente che un avvocato si presti a fare da “postino”, non solo, si devono attuare comunque delle forme di controllo per quanto riguarda i rapporti epistolari dei detenuti al 41 bis.  Ritengo che la denuncia  a Travaglio sia solo un pretesto per mascherare una verità stucchevole pruriginosa ma reale.

Franco Marella


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