“Fuori dal coro” denuncia le discriminazioni e la frana sociale

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Il 25 gennaio, in “fuori dal coro”, Mario Giordano dalle antenne della sua televisione main stream ha assestato un colpo durissimo al rifiuto di molti ospedali pubblici di prestare cure a non vaccinati. Mentre dopo secoli si sono aboliti finalmente i ghetti fisici, oggi si creano i nuovi ghetti amministrativi per isolare e quindi discriminare chi non vuole o non può vaccinarsi. E negare in un ospedale pubblico le cure a un cittadino solo perché non vaccinato non è cosa da ascrivere alla responsabilità di uno o più medici ma è certamente uno dei frutti di un intero sistema che contro le ovvie indicazioni contrarie della Unione Europea ha scientemente legiferato contro i principi basilari della cristianità e civiltà Occidentale (e quindi anche forzando la interpretazione della nostra Costituzione), discriminando scientemente ed esplicitamente a danno di taluni cittadini, appunto i non o poco vaccinati. E tutto questo accade mentre il resto del mondo si appresta gioiosamente a chiudere -con tutte le cautele immaginabili- la triste pagina della pandemia.
L’indignazione che sta crescendo è ben misurata dal successo di queste trasmissioni “differenti” che sono diffusissime fuori dal main stream e adesso presenti sempre più convintamente anche nelle reti più grandi; indignazione che descrive benissimo la lontananza tra la gente comune e i frequentatori dei Palazzi della politica. Non v’è organo rappresentativo che oggi possa dirsi incarnare il sentiment popolare. In Parlamento vi sono partiti come quello maggiormente rappresentato che oggi non riscuote neanche un terzo del consenso che rappresenta, mentre tutti gli altri assieme non raggiungerebbero neanche la metà di quelli che non andrebbero affatto a votare e cioè che non si fidano dell’intero sistema politico. Senza parlare del discredito di cui “godono” i singoli politici responsabili di questa involuzione culturale ispirata dalle prassi tribali una volta diffuse nel profondo nord d’Europa o nei deserti asiatici o africani; pure costoro si apprestano a eleggere il Presidente della Repubblica proprio per ipotecare per ulteriori sette anni la gestione della cosa pubblica.

Un minimo di dignità dovrebbe portare tutti i responsabili di tale ignominia a concludere la propria esperienza nelle Istituzioni prima che la indignazione popolare –dovuta a molte croniche ragioni e repressa ormai da decenni- si trasformi in incontrollabile e distruttiva frana sociale.

CANIO TRIONE

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