San Ferdinando. La tendopoli sarà smantellata

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Qualcuno ha già cominciato a raccogliere i suoi pochi stracci ed è andato via. E’ iniziato così l’abbandono da parte dei migranti della tendopoli di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro, dopo la permanenza per alcuni mesi di centinaia di persone che hanno lavorato nella raccolta degli agrumi. I migranti, in gran parte africani, si spostano adesso in Puglia o in Campania in cerca di altro lavoro precario e sfruttato nei campi. Nella tendopoli, però, resta il caos a causa del sovraffollamento che permane. La struttura presenta la stessa situazione di precarietà e di pericolosità che caratterizzava la vecchia baraccopoli, smantellata nel 2019, che sorgeva sempre a San Ferdinando.

Le persone che vivono nella tendopoli sono ben più delle 300 previste come capienza massima. In più, accanto alle tende, sono state realizzate impunemente baracche di ogni tipo che hanno reso il contesto ancora più caotico. Gli incendi, non trasformatisi in tragedia solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco che presidiano in modo permanente la struttura; le risse e le proteste per le condizioni di precarietà si susseguono quasi quotidianamente. Una “bomba ad orologeria”, insomma, pronta ad esplodere in qualsiasi momento.

Adesso il prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani, è fermamente intenzionato a rimuovere questa situazione di pericolo. “La tendopoli verrà smantellata”, ha detto Mariani, basandosi anche sui risultati del giro di consultazioni che ha avuto con la Regione Calabria ed i Comuni di San Ferdinando e Gioia Tauro e dopo avere sentito le organizzazioni che si occupano di assistenza ai migranti. “Aspettiamo che la Regione Calabria – ha aggiunto il prefetto – metta a disposizione i fondi per varare un progetto di accoglienza e di residenza, utilizzando alcuni beni confiscati. L’idea di fondo resta quella di offrire ai migranti strutture di residenza che assicurino loro dignità”.

Una sollecitazione alla quale ha risposto prontamente il presidente Roberto Occhiuto. “Bene ha fatto il prefetto Mariani – ha detto – ad annunciare l’imminente smantellamento della tendopoli. Non è accettabile che nel 2022 possa ancora esistere un luogo in cui non vengono assicurate la legalità, la dignità dell’individuo e la possibilità di una normale convivenza civile. La Regione Calabria è pronta a fare la sua parte. Lavoreremo per trovare le risorse necessarie per la bonifica dell’area. E già dalla prossima settimana promuoveremo un tavolo permanente con tutte le istituzioni interessate per risolvere la questione”.

Basta effettuare un breve giro nella tendopoli ed ascoltare alcune testimonianze di migranti per rendersi conto della gravità della situazione. “Anch’io, fra qualche giorno andrò via. Qui il lavoro manca o è quasi finito”, dice Draman, 39 anni, maliano, arrivato in Italia nel 2008 dopo avere superato l’inferno libico e il mare in tempesta del Canale di Sicilia. In alcuni angoli della tendopoli, sfruttando il calore del sole, quando c’è, alcuni migranti riscaldano l’acqua per le docce utilizzando enormi bidoni di latta. Un’attività che è diventata un vero e proprio commercio. Un secchio, infatti, viene venduto a 50 centesimi. In altri punti vengono allestiti piccoli mercati di abiti o di scarpe. Lo scenario, così, è quello di un piccolo villaggio, con botteghe ed attività artigiane, proprio come accadeva nella vecchia baraccopoli.

Attorno a quello che resta della recinzione della tendopoli si accumulano rifiuti che non vengono ritirati ormai da mesi e che emanano un odore nauseabondo. Il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi, è stato lasciato spesso solo ad affrontare l’emergenza ed ora, stanco della mancanza di collaborazione da parte della Regione e del Governo centrale e dopo avere rivolto appelli praticamente a tutte le istituzioni, ha gettato la spugna. “Solo a Papa Francesco – dice – non ho scritto e forse, se lo avessi fatto, lui che tanto ha a cuore le sofferenze dei migranti, sarebbe pure venuto qui a vedere un pezzo di umanità tanto marginalizzata e ferita”.

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