L’abolizione del contante? No, grazie

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La moneta è l’unica certezza della nostra vita. Più della nascita, più della morte.

Ai più Etienne Perrot è uno sconosciuto o perlomeno si sa che è un gesuita prestato al mondo universitario come docente di economia. Tuttavia è un dotto-clericale-economista molto vicino a Papa Francesco, tanto da poter esprimere un pensiero laico su questioni controverse come l’evoluzione della moneta contante – abolizione in termini pratici – , pensiero raccolto, nelle pagine della storica e antichissima rivista “La civiltà Cattolica” gestita dai gesuiti, che sappiano essere l’ordine religioso a cui appartiene il nostro Papa.

Già, appunto, l’abolizione del denaro contante. Tuttavia il gesuita Perrot, ma anche l’ establishment della Santa Sede, sembrerebbero contrari.

Quella dell’abolizione totale del contante è insomma un’idea che bisogna valutare con laicità, senza considerarla né una panacea né uno scandalo.

In sintesi, secondo Perrot e per il Vaticano, l’abolizione del contante, sarebbe, semplificando, il trapasso dell’elemosina, la crocefissione del bene “spicciolo” senza possibilità di resurrezione. Ci credete? Immaginate quanto denaro contante raccoglie la Chiesa ogni giorno per i più disparati motivi. Come sarebbe la Chiesa senza il contante? Una catastrofe. Ma i soldi fanno gola anche a chi veste l’abito talare. Ma il pensiero va oltre . E’ davvero urticante pensare che l’abolizione del contate è inviso alla santa Sede. Ricordiamoci delle oscure vicende dello “IOR”, a S.E. Markincus, alla nomina dei 5 saggi per vedere chiaro nei conti della banca vaticana, alla questione del boss della Magliana Renato Depedis, fino all’arresto di Mons. Scarano prima della sua nomina a Vescovo. Tanti soldi, tutti contanti.

In Italia la questione è nell’agenda di governo ma non è così semplice. L’idea è che l’eccesso di denaro contante contribuisce in modo decisivo a rendere il mondo più povero, più iniquo e meno sicuro: pone grandi limiti alle politiche monetarie, favorisce l’evasione fiscale e il lavoro nero, e rappresenta un regalo alla criminalità organizzata e al terrorismo.

Credete che il concetto sia così semplice? A me pare che sfugga un sottile passaggio tipicamente economico e mi domando: chi ci guadagna con l’abolizione del contante? Lasciamo per un attimo l’assunto secondo il quale ci sarebbe il rischio di un’impennata dei reati informatici e una guerra senza quartiere contro le banche, ma in questo mondo comandato dalle multinazionali, dai bigpharma, da imprenditori rapaci e dal bancheraggio è impensabile che l’abolizione della moneta non rafforzi certi centri di potere.

Noi andremmo in giro con le carte di debito o di credito ma i soldi quelli veri resterebbero nei caveau delle banche e di altre istituzioni. La prima banale evidenza che risalta e che l’uso del bancomat ha un costo per cui in realtà non disporrai più della somma che abitualmente gestivi. La seconda evidenza, più controversa, è l’immenso capitale che raccoglierebbero le banche. In termini pratici ora il 50% della popolazione mondiale ha un conto in banca, ora immaginate quante immense risorse potrebbero essere raccolte se le banche potessero guadagnare dal 100% dei conti bancari? Una fortuna immensa in mano a pochi. Ora immaginate se una banca decidesse con un click di inibire il bancomat, cosa accadrebbe?

Franco Marella

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