Covid. Microbiologo Rassu: “i tamponi funzionano anche per Omicron”

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“I tamponi antigenici” per la diagnosi di Covid “funzionano utilizzati nelle giuste modalità. In questo momento epidemiologico, con un’alta circolazione virale, gli antigeni di prima generazione sono assolutamente utili. Quando ci sono tanti casi, dunque, la cosa migliore è proprio fare un antigenico che permette di separare i negativi dai positivi – il negativo antigenico in quel momento non è infettivo – Se poi c’è bisogno di fare la diagnosi si usa il molecolare, la cui produttività, tra l’altro, è limitata dall’approvvigionamento dei reagenti e del personale”.

A fare il punto sull’efficacia dei tamponi per l’Adnkronos Salute è Mario Rassu, coordinatore delle Microbiologie del Veneto, che sottolinea come i due test utilizzati per la rilevazione di Sars-Cov-2, antigenici e molecolari, sono efficaci ma hanno “applicazioni diverse e complementari”. E l’efficacia non cambia per Omicron.

“Il virus – spiega – in questa variante ha delle mutazione sulla proteina Spike, quindi sulle parti che si ‘attaccano’ alle cellule respiratorie. Però gli antigeni che noi utilizziamo – per esempio quelli delle ‘saponette’ distribuite dalla Regione Veneto, di prima generazione – sono costruiti per cercare nucleoproteine. Visto che non ci sono, al momento, mutazioni significative delle nucleoproteine, gli antigeni – una lunga lista messa a punto dai tedeschi e pubblicata – trovano anche la variante Omicron”, evidenzia Rassu precisando che, per la Regione Veneto, “abbiamo chiesto alla ditte produttrici dichiarazioni sul fatto che i test rilevano l’Omicron e l’abbiamo ricevute. Lo stesso abbiamo fatto per i test molecolari”. Usare il test giusto rispetto alla situazione epidemiologica è fondamentale.

“La contagiosità del virus dipende dal numero di copie virali – osserva ancora l’esperto – Ci sono varie modalità di rilevare questa quantità di virus. Il test più specifico è il molecolare. Ma questo test può essere paragonato a una Tac, mentre l’antigenico è come fare una radiografia. Sono due applicazioni diverse e complementari. Se ci sono tanti numeri si usa l’antigenico, se invece si hanno pochi numeri il molecolare.

L’antigenico è indicato per uno screening di popolazione. Il limite è che se c’è poco virus il test non lo rileva, ma con una carica virale significativa lo rileva nel 100% dei casi. Sbagliato quindi parlare di test inefficaci”, conclude Rassu, sottolineando che “un errore è fare il molecolare ogni 2 o 3 giorni. Questo perché il test è capace di rilevare tracce di virus non infettivo, così si resta positivi a lungo rispetto ai test antigenici, pur senza essere contagiosi”.

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