L’albero della felicità. L’esordio di una giovanissima scrittrice

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Sappia il lettore che questa è una recensione un po’ particolare perché l’opera di cui si parla è davvero singolare.

L’albero della felicità. Amona è un romanzo fantasy (con abbondanti pennellate di “rosa”) di circa 350 pagine (Book Sprint Edizioni, euro 19,90) – e fin qui nulla di speciale; anche il considerevole numero di pagine è piuttosto comune per un fantasy. I protagonisti sono sei adolescenti italiani (benché dai nomi “globalizzati”: Helena, Julia, Victoria, Dylan, Robert ed Edward) – e già questo potrebbe essere un elemento di novità; per di più il personaggio principale, Helena, è di Bari. Ma la vera singolarità del romanzo non è tanto nel suo contenuto, quanto nella mano di chi l’ha scritto: l’autrice, Lusyana Loprino, è una studentessa barese di quindici anni, che frequenta il secondo anno di scuola superiore. Si comprende, dunque, perché questa non possa essere la classica recensione: si parla dell’opera prima di una scrittrice giovanissima; perciò, più che recensire il libro, qui intendiamo evidenziare aspetti molto interessanti che riguardano la sua genesi (e che sono dichiarati dalla stessa autrice).

La passione per la scrittura nasce in Lusyana dopo aver scoperto il piacere della lettura: durante le scuole medie Lusyana è diventata un’autentica divoratrice di libri. Parallelamente si è perfezionata nella scrittura, attraverso le occasioni offerte dalla scuola (ma non solo). Durante il lockdown, poi, ha trasferito su carta la storia che si era andata componendo nella sua mente. In questa operazione è stata accompagnata da due compagne di classe che sono state le prime lettrici del romanzo, man mano che questo prendeva forma, capitolo dopo capitolo; e l’hanno incalzata e incoraggiata a continuare.

Dunque, L’albero della felicità è interessante non solo per il suo valore letterario (che non manca: il romanzo potrà sicuramente incontrare l’apprezzamento degli appassionati del genere, soprattutto adolescenti) ma anche per il suo valore culturale e sociologico. Si dice che mai come di questi tempi, grazie ai social, si sia diffusa l’esperienza della scrittura; d’altra parte la scrittura veicolata attraverso i social è in buona parte stringata, compulsiva, spesso rabbiosa, tragicamente sgrammaticata… Che una giovane della cosiddetta “Generazione Z” sia in grado di concepire e tradurre su carta (Lusyana ha cominciato a scrivere il suo romanzo su un quaderno) un testo articolato e complesso come un romanzo (così corposo!) e prevederne per giunta il seguito in altri quattro episodi, è un caso da considerare davvero come esemplare. Esemplare è anche – in un’epoca di individualismo e competitività – la dichiarazione di una scrittura sviluppatasi in modo “partecipato”, con il coinvolgimento delle due amiche. Infine, L’albero della felicità offre uno spaccato su quella generazione: perché, in filigrana, nei protagonisti della storia – al netto dell’elemento magico tipico del fantasy – vediamo la giovane autrice e il mondo dei suoi coetanei, il loro desiderio di spensieratezza, i loro sogni di felicità, il bisogno di vivere i primi amori…

Ora restiamo in attesa dei prossimi episodi della saga di Amona – con l’auspicio di aver visto nascere una scrittrice.

Lucio D’Abbicco

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